Ma guardaLI, guardaCI, guardaTI
MA gUArDa che CitTà strETTa StrETtA
sembriamo UoMiNi
ma SiamO cose che vanno tANto di fretta
una città……..
............una botta secca della mia voce, mi scuoto dalla poltrona, sto vegetando, il cervello bloccato e lo sguardo fisso verso l’angolo retto della porta..........
.........la paura di muovermi, di uscir di casa, di esser visto dagli altri e di non esser guardato dagli altri. E poi la paura del buio, dei luoghi chiusi, delle malattie, della morte, del dolore, del silenzio e del rumore..........
........e poi chiudersi dentro casa e cancellare, scappare, nascondere la testa sotto la sabbia o tra gli scenari sfavillanti d’uno show del sabato sera, seduti sulla poltrona a cambiar faccia o a cambiar canale.....
....chiudere per sempre in un cassetto la lista infinita delle proprie paure......
........ ...e allora mi strappo dalla poltrona -CAZZO- i muscoli delle gambe sono ancora irrigiditi -CAZZO- m’infilo il giubbotto, apro la porta di casa, la richiudo pesante dietro di me e im-bocco la rampa delle scale -CAZZO............
..........attorno a me un sacco gente che segue il ritmo rosso e verde dei semafori, ci passo in mezzo respirando i loro passi frettolosi e incrociando le loro facce tese...........
..........e le strade sono possedute da motori di ogni tipo, auto, autobus, l’isterico svicolare degli scooter: uno scorrere frenetico e incessante, rumoroso, troppo numeroso.
Che si scontra, si incrocia, si coagula, negli spazi troppo stretti di una città….........