Sono le sette di mattina ed esco da casa. Non ho bevuto ieri sera (tra l’altro ultimamente non mi diverte più), e perciò non ho dormito molto questa notte. E quando non dormo, penso, penso, penso e ARI-PENSO. Penso alla vita, penso alla formazione della Roma, penso a quello che ho fatto e quello che non ho fatto, penso alle chiappe di Lucy-la-biondazza, penso a Simo che m’ha piantato, penso a me che tanto quello che è fatto è fatto e che faccio quello che posso, penso che vorrei farmi una scopata e invece mi faccio una pippa…... Non c’è niente da fare, la vita è fatta di ispirazioni e di circostanze. E poi a volte è tutto così assurdo, così grottesco (e in questi ultimi tempi anche un po’ troppo), che alla fine sai che te’ dico? come si dice in quel di Parigi, MA STI’ ……! Insomma stamattina mi sono alzato mooolto presto, caffè, sigaretta, cacata, doccia, e notizie su Internet. E poi fuori in strada, sono le sette di mattina e mi sento meglio, molto meglio, chissà perché. Forse perché la strada da più senso al mio anonimato ed alla mia cronica solitudine. Circondati da troppi di noi come siamo messi, stretti nei nostri piumoni per vincere il grande freddo, accartocciati su noi stessi come tanti punti interrogativi, alla fine tutto questo mi dà conforto dato che come è noto, a volte bisogna accontentarsi, come dico sempre si chiama sopravvivere. Guardo la gente che mi cammina accanto e penso che siamo tanti stranieri che vanno il giro sulla strada e non ci guardiamo mai per quanto siamo troppo sconosciuti. Vado al bar, un altro caffè, niente cornetto, la mattina non mangio mai, mi fa vomitare “ciao Stefy” faccio, la moglie di Etienne mi accenna un saluto, è troppo presto per essere cortesi, mi allunga il caffè al vetro e lo mando giù come cicuta bollente, e poi mi sento una botta sulla spalla
“aaaaa Pablo!”
“a’ Ninetto!” è un vecchio amico mio, col suo codino e quegli occhi calmi e celesti, e col sorriso tanto aperto che gli agita le rughe bianche.
“caffè?” fa
“preso”
“ammazza caffè?”
“nnamo!”
ci buttiamo in macchina sua, na’ vecchia Punto con un sacco di attrezzi da lavoro e secchi di vernice sparsi per i sedili.
Ninetto rolla la canna
“Pablo sto’ fumo è NA’ BOMBA ATOMICA!” fa accendendola e tirandola focosamente
“si dice sempre così”
“no, no, credeme” e mi passa la canna e faccio un par di tiri
“bbono?” fa Ninetto che schioppa a ridere
“ma sei pazzo?” faccio
“è il fumo, fa così, ah!ah!ah!”
“a me non fa niente, sarà che oggi mi girano”
“aspetta un po’”
“dici?”
“t’accompagno al lavoro?”
“eeeedajie!”
arriviamo all’agenzia, non c’è nessuno, è presto
“prendiamoci un altro caffè” faccio
“perché no, devo prende anche le sigarette”
al bar c’è l’immancabile Lucy-la-biondazza, che com’è noto s’è messa in testa di non darmela, son cose della vita. Ed è più bella che mai, col suo pirotecnico pacco di zinne ben tese sotto il puntuale decolté bianco. Ninetto ed io ci guardiamo in faccia e sorridiamo, arrivati a un certo non c’è bisogno di parole
“a’ bello come stai?” fa Lucy
“la tua bellezza fa star bene anche i moribondi…..” faccio
“cominci subito?”
“il guaio è che poi finisco”
“piantala…..caffè?”
buttiamo giù il caffè, ci godiamo le chiappe di Lucy in giro per il bancone, lei lo sa e si piega mostrando il filo bianco delle mutandine, lo spettacolo non deve finire mai. Ce ne andiamo e ci ributtiamo in macchina, e ci facciamo un’altra canna. Nel frattempo sfilano davanti a me Testa-a-pera, er Marisella e un cicciottello brutto che non conosco, ed entrano in agenzia.
“a Ninè te’ saluto!” gli faccio
Entro nel mio ufficio vicino l’entrata, e poi entra il cicciottello e mi si para davanti, c’ha una cravatta rosa che fa cacare
“piacere mi chiamo Palanca” mi fa con una tonalità calabrese e tendendomi una mano enfia sotto la spessa montatura degli occhiali “sono l’addetto ai controlli” mi fa mentre me la stringe “ah si? piacere….” lo guardo con gli occhi piccoli, la sua voce e come se mi entrasse da un orecchio separato, sto’ fumo sta facendo effetto. E lui rosica, di solito ci si irrigidisce quando vengono questi qua, ma come noto me ne sbatto riccamente le palle e questo qui l’ha capito, e mi guarda con una faccia stizzita. S’ammazzasse. Mi metto al terminale, apro il sistema, siamo ingabbiato da un sistema telematico, ma sta’ canna lenisce un po’sta’ gogna di schermate. Nel frattempo Testa-a-Pera e Er Marisella si producono in mille salamelecchi, sento le loro voci saltellare, mentre parlano col sor Palanca, la gente vive di piccole paure e di lingue raspose: pensano che gli ritardi il giorno della morte. Poi parlano fitto e chissà cosa si dicono. Io comincio a lavorare, in finale non avrò nient’altro da fare per tutto il giorno. Fisso lo schermo, sta’ canna sta viaggiando una favola. Er sor Palanca-Cicciottello entra in ufficio un po’ felpato, ma non gli bado, in finale chi se lo incula sta’ spia aziendale, non capisco come certe persone siano disposte a fare certi lavori. Er sor Palanca si mette a fissare le pareti per un po’.
“Morrison” fa poi “ma i manifesti nuovi dove sono?”
“cosa?” gli rispondo senza staccare lo sguardo dallo schermo
“i manifesti nuovi!” si altera. Effettivamente mi erano arrivati l’altro giorno, ma non li avevo affissi, in verità non c’ho avuto molto tempo, e poi non mi andava granché, quei manifesti non son buoni neanche come carta igienica ,sono troppo duri.
“stanno lì” allora gli faccio, indicando dei rotoli accatastati s’una sedia
“secondo lei quello è il posto dove mettere i manifesti nuovi?”
“secondo me……” sto per risponderli che così arrotolati potrebbe ficcarseli dove gli fa più comodo, ma poi guardo di sfuggita le notizie che scorrono sul sito internet, differenziale oltre 500 con i bund tedeschi, le borse stanno crollando, BrBr si dimette (ma questa non è assolutamente una disgrazia), la Liguria sta franando, il Siria continuano a scannarsi, muoiono di fame 1500 bambini a settimana, la Roma ha perso un’altra volta (porca mignotta!), e questo con la faccia deforme, con la cravatta rosa che gli balza ad ogni grido, con i suoi occhiali da cecato, con tono da capo “famiglia” calabrese, s’incazza per i cartelloni. E lo vedo che si deforma sempre di più, e mi sale uno spasmo, uno spasmo vorticoso che mi parte dallo stomaco e mi arriva sulla faccia tirandomi occhi e guance, sto per ridere! RIDERE a torcermi. Ma non posso, oltre a perdere il posto di lavoro, rischierei di farmi sparare da qualcuno della sua “famiglia” (lo fanno, lo fanno). E allora mi trattengo, divento paonazzo, mi lacrimano gli occhi, e quello continua con la sua chiassosa ramanzina e a me viene ancor più da ridere, mentre lo guardo che si agita con le sue braccia corte
“vuole far chiudere l’Azienda!” urla poi, slabbrandosi la bocca, e a quel punto mi alzo di scatto, vado al cesso, mi chiudo e “aaaaaaaaaahahahahah!, bbbono sto’ fumo! aaaaaahahahah!!!” continuo a ridere a torcermi la panza, gli occhi mi si strizzano facendomi lacrimare, la fronte è bollente, poi sento bussare
“Pablo, Pablo…..” è Testa-a-Pera, mo’ che gli dico a questi “ti senti male?” fa, cazzo che idea! un’altra risata mi esce dal naso. Poi esco, con un fazzoletto sulla faccia
“cosa c’è?” fa il calabresotto
“mi scusi, mi è venuto da vomitare” faccio, e Testa-a-Pera aggrotta la fronte
“si, forse sono stato un po’ duro, ma non pensavo che….” e scuote la sua testa ovale guardando Testa-a-Pera, e a me viene ancora da ridere e mi ributto al cesso. Alla fine quello mi ha chiesto scusa e Testa-a-Pera mi ha mandato a casa per malattia, esco dall’agenzia, e dalla vetrata che dà sull’ufficio vedo quei due con le facce gongolanti, certamente godono di avermi fatto sentir male, almeno pensano loro, in realtà sto ancora ridendo, e ancora di più se penso come involontariamente gli abbia tanto, MA TANTO COGLIONATI. Tra l’altro si sono anche cacati sotto per paura che elevassi una denuncia per mobbing, che tra l’altro c’era tutta. Ma sono dei coglioni, pensano che colpendo me si migliori il sistema. E invece quello sta andando a pezzi per cazzi suoi, con o senza i manifesti reclamati da Er sor Palanca-cicciottello. Ci sono Bond che crollano per milioni di miliardi, la Roma che non vince una partita, e 1500 bambini che dall’altra parte schiattano di fame. Monto in macchina, mi viene ancora da ridere, e Ninetto m’ha lasciato un par de’ canne, me ne vado a casa e me le sparo, c’ho tutta una giornata da godermi. Alla faccia d’un mondo troppo stupido per esistere.



















