Cammino per strada, oggi vado al lavoro a piedi, non è lontanissimo (e insomma....), la mia Peugeot 205 ha stramazzato, dopo 20 anni, e dopo 300.000 kilometri passati per tante strade impervie, molte curve, e troppi vicoli stretti. Bob, l’amico mio meccanico ed uno dei tanti compagni di bevute, mi fa “sta' machina è arrivata Pablo, ma che aspetti cambiattela!” “sto’n bianco Bob” gli faccio un po’ pigro, laddove tra l'alto a quella carretta ci sono anche affezionato “ma come cazzo fai a stare in bianco col lavoro che fai!” “si chiamano CONTRADDIZIONI, Bob contraddizioni….. ” si perché comunque vendo soldi(la storia del ciabattino) “piantala, stai a piagne miseria, ma che ce fai coi sordi?” “me li bevo” “allora stai in bianco per davvero, ah, ah, ah!” ride lui “hai capito?” Fatto sta che adesso sto a fette, ma Bob è forte, Bob fa miracoli, Bob mi ha spiegato una serie di bielle, di trasmissioni e di centraline, e non c'ho capito un cazzo. E forse non ho capito che in bianco o no, affezione o meno, tutto finisce prima o poi. Solo che finita una cosa subito dopo ne dovrebbe cominciare un'altra, perché è così, è un mondo che gira così, e da sempre. E invece qua non ricomincia nulla, nulla di nulla, tutto gira come una pallina su sé stessa, ed io sto in bianco arovinato, come suol dirsi, tra alcolici, affitto, cazzi e mazzi, a fine mese se mi rimane poca cosa è già qualcosa. E tra l'altro sto anche in causa di separazione, mia moglie m’ha preparato il conto e s'è acciuffata anche la mia metà di casa, e non ho capito a che titolo, visto l'ho pagata TUTTA io, e che poi questa lavora, a nero ma lavora, e magari guadagna anche più di me (però non c’ha né vizi, né cazzi e mazzi), hai capito? ma comunque cambio avvocato, affan'culo anche lui. Ma poi, dato che non mi piace piangermi addosso più di tanto, che si ficchino tutti un dito dove meglio sentono, perchè nella vita si va avanti, e sempre (sursum corda CAZZO! SURSUM) e poi sono ostinato, caparbio, ed c’ho fiducia (o mi illudo, ma che ne so?), la rimetterà in moto la mia vecchia carretta, il vecchio Bob con la sua frangetta bionda che gli penzola sempre sulla fronte, e co’ quella sua faccia un po’ butterata, vecchie ferite rimarginate di acne giovanile, e di VITA giovanile. Ho fiducia, ho fiducia, voglio sempre avere FIDUCIA, perché a volte ci rimane solo questo ragazzi. Cammino a piè veloce, e più veloce del freddo (l'ho detto, sono caparbio e a volte mi illudo), perchè fa un freddo della madonna che mi arriva in faccia, ed è TROPPO pungente, aguzzo come una scarica chiodi (CAZZO CHE FREDDO!), e cerco di avvolgermi in un bozzolo inesistente per difendermi dall’impatto, che per me è devastante, perché sono freddoloso, ma UNA CIFRA! Ma me ne frego e vado avanti, e continuo a camminare, e scorgo le facce che mi scorrono accanto. E sono tante quelle facce, sempre tante, che vanno avanti indietro, facce tese e immobilizzate, facce quotidiane, facce di tutto il mondo, facce, facce, facce appresso a chissà che cosa. Quando stai in macchina certe cose non le vedi, e le facce non esistono, sei avvolto in una carrozzeria, e dalla musica della radio, dai riscaldamenti, se non ce l'hai rotti come i miei (anzi devo ricordarmi di dirglielo a Bob), e stai in fila, il più delle volte, circondato delle tante ferraglie colorate come la tua, a respirarti gas e a smadonnare se ti scatta un rosso. Quando invece stai a piedi ti rendi conto che oltre quella spessa cortina di ferraglie esiste un mondo, un mondo di facce, di occhi, di capelli, di nasi storti, di gambe lunghe e corte che si muovono più o meno veloci. E che esistono cose animate, dei viatici, dei microcosmi. Marciapiedi presi d'assalto da passi accelerati quando arriva un autobus, un tipo biondino con la faccia slavata, il piumino begiolino, forse un romeno, corre affannato appresso al suo lavoro. Metropolitane col loro cartello rosso che spicca in alto e le scalinate che affondano fino al centro della terra, una donna nera scende i gradini con la sua faccia liscia ed i capelli con le trecce fitte e rasta, e con in braccio la sua bambina imbacuccata con un piumino rosso da dove spicca il suo faccino nero. Negozi, di tutti i tipi, un giornalaio, un barbiere, uno di quei centri fitness, un supermercato, un bar, vorrei prendere un caffè, non mi va stamattina di passare da Lucy-la-biondazza, eppoi non sarei di strada, e allora entro “BUONGIORNO SIGNORE” fa una voce profonda e stentorea, che a me mi piglia un colpo, mi volto e un tipo con un gilet nero e una faccia che sembra scolpita mi sorride nevroticamente “DESIDERA SIGNORE?” mi fa con una cortesia altrettanto nevrotica e mantenendo quel sorriso scolpito “un caffè corretto” gli faccio quasi distrattamente, e lui che subitaneamente si volta, tira fuori il braccio della macchina del caffè, lo sbatte forte forte sui cassetti, e poi l'avvita, e pigia il tasto dello scorrere del caffè, si muove a scatti, pare un automa impazzito, la sua faccia anche si muove a scatti, mette il piattino, il cucchiaino, il ciotolino con lo zucchero STRAVECCHIO? fa, alzando di più la voce, e come fai a dire di no ad una voce così profonda che ti spara STRAVECCHIO? che tra l'altro co' sto' freddo è la morte sua. Esco dal bar e la vita è tutta un'altra cosa, vedo la gente rotolare attorno a me, camminano, s'incontrano, due studentesse, due pischelle s'incontrano, s'abbracciano e si baciano, si parlano, sorridono, forse fra qualche anno s'invidieranno, ma adesso va bene così, con le loro facce giovani va bene così. Passo avanti ad un portone, c'ho sempre fatto caso, è maestoso con la sua facciata fredda di vetro, la portiera con la faccia rossa infreddolita spazza via gli ignobili rifiuti della gente buttati sul marciapiede, cartacce, piscia, e cacche di cane, non c'avevo mai pensato che qualcuno facesse vivere un marciapiede con la faccia così rossa e infreddolita, la vedo passare accanto e me con la sua oculata ramazza, la vedo rotolare come tutto il resto. Continuo a camminare, e penso a tante cose, sono teso verso tante cose, la vita è fatta di tante cose, chissà come sarà la mia faccia. Facce, facce, facce infreddolite, facce verso il lavoro, facce tese verso i cazzi propri, come la mia in questo momento, facce sotto l'effetto dello STRAVECCHIO? (come la mia in questo momento). Finalmente arrivo al lavoro, da lontano vedo la scritta dell'agenzia, e man mano che mi avvicino si stagliano le sagome dei miei colleghi, Er-Marisella, Testa-a-Pera, Dony-la-Ruffiana, eretti, dritti nei loro rigidi vestiti, mi avvicino, mi avvicino, c'hanno tutti la faccia da cazzo, non c’è niente da fare, STRAVECCHIO? o no, ma sono facce pure quelle. Bob farà il miracolo, ne sono sicuro, ho fiducia, ho sempre fiducia, malgrado tutte queste facce

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