E’ morto Bob. Cazzo è morto Bob. Andavamo in giro in tre, Bob, Darioo, ed io. Io ero Nakata, Bob Nakamura e Darioo Nakapito. E c’incontravamo al bar da Etienne, un paio di birracce e poi via, ad imboscarci co’ la macchina come pischelli, per vicoli e viuzze a spararci due-tre canne in privacy e a parlare dei cazzi nostri con lo stereo ad ascoltare Vasco o i Led Zeppelin. Adesso Darioo sta scontando il carcere per vecchi reati “di natura politica” durante gli anni settanta, chissà quando si rivedrà, e Bob è morto, ci son rimasto solo io, a che fare non lo so. Ai funerali siamo una marea, ed è come se la gente del quartiere si fosse estirpata dai propri luoghi d’appartenenza, avvocato, pizzicarolo, barbiere/parrucchiere, fruttarolo, pusher (ce ne son tanti), muratori, elettricisti, il tassinaro, un par de’ tranvieri, tutti quelli del bar, e pure la maga (c’è pure Miriam); praticamente ha chiuso tutto il quartiere, manco si trattasse del Presidente della Repubblica. I quartieri son microcosmi. Il prete continua a discorrere sulla bontà d’animo di Bob, ma non se l’era mai inculato, anzi penso proprio che neanche si conoscessero, anche perché non capisco che cazzo ci sarebbe dovuto andare a fare Bob dentro una chiesa, ma i preti si sa, quando si tratta di morti parlano tutti così, indorano la pillola della paura della morte, son pagati per questo. Praticamente l’altroieri mi chiama Geky e mi fa “ciao Pablo…..hai saputo di Bob?” stava male da un pezzo, c’aveva un cancro al pancreas. La chiesa è scura e puzza d’incenso, in finale come tanta gente, che va in giro co’ la faccia rivolta per terra per la preghiera della sera e la testa per aria per quella per non morire. Negli ultimi tempi Bob sembrava si stesse riprendendo, e invece….La chemio gli aveva fatto cadere i capelli, non l’avevano neanche operato, ma sembrava che stesse facendo effetto, l’ultima volta ci mettemmo in officina a spararsi un paio di canne, non era il solito Bob, ma almeno era un Bob. Adesso stiamo tutti assorti in questa cavolo di chiesa, immersi in un effetto drammatico, così pieno di ombre, di luci di candele, di false verità e di bisbiglii che strisciano per le pareti. Ma come è morto Bob? C’è chi dice una cosa, chi ne dice un’altra, c’è chi invece non dice niente. Aveva avuto un passato burrascoso, fatto di robba e di siringhe, e una volta era andato in galera, e s’era fatto un par d’anni per spaccio e sponda, poi, na’ volta fuori s’era dato ai motori, e riparava le motociclette. C’è anche Ninetto, vicino l’acquasantiera col suo codino da pischello e il giubbotto da motociclista, ci baciamo come coinvolti nel nostro reciproco dolore, ma in realtà ognuno c’ha i cazzi suoi. Più in avanti ci sono quelli del bar di Etienne, Cellino, Feruccio, Er Sardegnolo e Giggi. Un periodo Bob lavorava per un team motociclistico e andava in giro per il mondo, e stato in Malesia, in Giappone, in Spagna, e aveva conosciuto anche quel fracicone di V.Rossi e quell’invasato di Valentino, e con Darioo si raccontavano le loro esperienze zoccolesche a Hong Kong, in Thailandia ed in Giappone, cose da depravazione sopraffina, a sentir loro. Poi passavano a parlare di storie di robba e di come si erano cucinati gli anni passati. La bara campeggia al centro della chiesa con sopra fiori di tutti i colori, c’è pure una foto di una motocicletta, forse è lui, mi avvicino, depongo il mio mazzo di fiori, l’ho trovato strada facendo da un marocchino che li vende, e mi volto, vedo la madre che trema avvolta da uno spasmo, con la sua pelle grinzosa, i suoi capelli candidi, le mani giunte e intrecciate sotto le sue lacrime. L’ha trovato lei in officina, sdraiato per terra, che s’era fatto una pera, ma perché? L’avevo incrociato due, tre settimane fa, mi aveva detto “insomma, piano piano…” non era convintissimo mentre parlava, ma si sa che co’ sti’ mali nun se’gioca, è meglio parlare giorno per giorno, come del resto per tutte le cose. Poi m’aveva sfottuto “ma quanno te’ cambi quella macchina?” “finché me l’aggiusti……”. E invece adesso non me la potrà più aggiustare. Esco dalla chiesa co’ Ninetto per fumarci una smoking, è una bella giornata di sole, calda, è strano per un funerale, ho chiesto un permesso Testa-a-Pera, mi fa “Pablo, mi raccomando, un paio di preghierine e via, qui non c’è nessuno” “non ti preoccupare, mi sbrigo, al tuo neanche ci andrò, così mi sbrigo di più” e lui mi ha guarda con occhi stralunati, mi piace spiazzarlo a sto’ cretino, ma ci vuol poco “sto scherzando” gli faccio poi, e lui si sarà grattato le palle, ma quelli come lui né soffrono né muoiono, fanno soffrire e morire gli altri al posto loro. Con Bob ci si ammazzava da ridere, non era una persona molto espansiva, non parlava tanto di sé stesso, e non gli piaceva la gente più di tanto, infatti s’era ritirato dai team internazionali, e s’era messo per conto proprio e aveva aperto l’officina. Faccio a Ninetto “ma nun stava meglio?” “nun stava meglio….” mi fa “aveva smesso le chemio, gli erano riscresciuti pure i capelli….” Ninetto scuote la testa “a me aveva detto un’altra cosa Pablo, lo sai com’era Bob….” infatti non diceva un cazzo a nessuno, con Ninetto ci parlava di più perché si conoscevano da ragazzini.
“Ci facciamo un Bob Marley?” diceva quando gli piombavo in officina, e tirava fuori un pianale, le scatolina col fumo, le cartine dalla saccoccia, e s’infilava la sigaretta sull’orecchio, era metodico Bob, ordinato, pulito, nella sua officina non c’era un filo di polvere o una striscia di grasso fuori gioco. Con lo stesso metodotico quel giorno avrà preso scaldato il cucchiaino, si sarà legato il laccio all’avambraccio, avrà tirato fuori la siringa, non c’era più niente da fare e lui sarà voluto morire a modo suo. Adesso la gente esce tutta fuori dalla chiesa, la madre si trascina dietro alla lunga scatola di legno sorretta anche dal fratello di Bob, un ragazzone biondazzo che non gli somiglia per niente, lo vedevo sempre quando andava a giocare al pokerino da Etienne. E la gente cammina appresso a loro finché la bara non entra nella macchina, la madre urla un pianto disperato “povero Bob, povero Bob”, ma se doveva soffrire è stato meglio così, tanto la gente se non capisce non fa niente, si muore da soli e allora sti’ cazzi, s’è sparato una pera e allora sti’ cazzi.
Ciao Bob.
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