Mi chiama Ales “Pablo siamo messi male, stiamo sotto, siamo messi male” è sempre un po’ pessimista, a dire il vero, il vecchio buon Ales, anche se ormai lo dicon tutti che tutto va male. Ma Ales è molto capillare nella sua disamina, polemizza, polemizza su tutto: è contro un sistema che avanza veloce e vorace, divorando tutto e tutti, pur di cacare denaro, tanto denaro “….non capisco perché…..” prosegue Ales “…un capo qualsiasi debba prender trecento volte più di me……” è tempo di budget al lavoro, e a noi c’han dato un petecchia, il direttivi del padrone invece si son presi una bella polpetta, e non li ho mai visti uscire grondanti dai loro uffici. E c'è anche chi si lamenta “ho preso solo tremilacinquecentoeuro's di premio” fa Testa-A-Pera, impennando la sua stupida capoccia, “ed io che non ho preso neanche la metà della metà della metà della metà” mi fa Ales con tono asperrimo, ed è vero. E quello che da più sconforto è che un idiota deculturizzato come quello debba percepire più tanti (troppi) altri. Ed è l'andazzo di questi ultimi tempi, un susseguirsi di personaggi incolti, con le loro facce vacue, con le loro teste vuote, con le loro bocche pompate, che pronunziano parole inutili, che fanno cose inutili, che vivono vite inutili, e che si beccano fior di quattrini alla faccia di chi si alza presto la mattina per andare a spazzar strade, ad erigere muri, e fare iniezioni negli ospedali, che risolvono perciò quei tanti piccoli grandi problemi, che costellano il firmamento di questa disgraziata terra per quattro soldacci “morrison fammi un post sulla giustizia” mi chiede Ales alla fine “ah!ah!ah!” mi vien da ridere! La giustizia Ales”. La famosa frase pronunziata da quei preti e cardinali che volevano giustificare le loro malefatte, per la quale in questo mondo la giustizia sarebbe preclusa, è un triste paradigma diffuso lungo la millenaria storia di questo improbabile mondo “ma adesso la cosa è diventato trooooppo sfacciata” replica Ales . Ed è fin troppo vero. Domenica scorsa si è verificato un evento increscioso, mooolto increscioso, se vogliamo chiamarlo così, allo stadio Marassi in quel di Genova. Su quel campo di calcio si fronteggiavano il glorioso Genoa e la compagine della città di Siena, ed entrambe si giocavano permanenza nella massima serie. Il Siena passa in vantaggio, poi raddoppia, poi fa il terzo gol. Al quarto pallino i tifosi Ultra della fazione genoana che hanno pagato un sostanzioso biglietto d’ingresso, chiaramente si incazzano, ed interrompono la partita, ed impongono ai giocatori della loro squadra, pena lo strappamento dei coglioni in loco, di togliersi le magliette che rappresentano quella squadra di calcio e che per metterla su son pagati fior di milioni, e di ammucchiarle sul campo di gioco, volendo così a costoro evidenziare, la loro più totale mancanza di dignità. Ora, al di la delle voci più o meno stridule che per le varie TV hanno condannato questo episodio, mi piacerebbe analizzare il fenomeno dal punto di vista, diciamo così sociologico, dato che se ne dicono tante. I succitati calciatori sono esseri idolatrati dalle masse, e le loro entità sono state innestate negli ideali esistenziali della gente. Infatti un bel giorno qualcuno pensò bene si sostituire gli schieramenti politici con le squadre di calcio; il mondo ha bisogno di bandiere, perciò s’è passato dai fasci, le falci e i martelli, ai giallorossi, bianconeri e biancoazzurri. E da allora il “soccer” è diventato la caverna degli dei, come lo definì Montalban in un suo bellissimo libro. E come tali, a questi nuovi dei, gli è consentito tutto, scoparsi belle fiche, sputare a chiunque, superare i limiti di velocità, pippare cocaina, e guadagnare un fracco di soldi, quanti tanti mille anni di vita d'un operaio della FIAT. E questo la gente lo sa e lo sopporta. Anche se non è giusto ci convive. Perché la gente sa molto bene che la forbice tra privilegio e cosiddetta normalità si è divaricata in modo esponenziale, e molto più delle gambe delle Escord di Quello Là. Al punto di deprimere la cosiddetta normalità, in taluni casi ben oltre i margini della povertà, e di esaltare il privilegio, in troppi casi ben oltre le soglie dell'universo. Perciò non possiamo meravigliarci più di tanto se qualcuno arriva ad umiliare quattro papponi che prendono a calci un pallone e che ti fanno anche il favore, perché qualcuno primo a poi s'incazza. Prima o poi il velo della sopportazione si strappa, la classica corda si spezza, perché non ci sono difese verso tutto questo, e nessuno sa più distinguere la silenziosa dignità del lavoratore che s'alza la mattina presto per quattro soldi, e la roboante papponaggine di tanti che per lavoro prendono a calci na' palletta, per milioni di Euro's. Non è un buon motivo per interrompere una partita di calcio, ma è un primo sentore: la gente si sente inerte di fronte alle ripetute giustizie che quotidianamente gli stan propinando, politici, finanzieri, industriali, e tutti questi facili ricchi partoriti dalla marcia panza del mondo moderno. E perciò diventa inevitabile che da un'azione sbagliata esca poi fuori un reazione di altrettanta misura. Una rospa non potrà mai generare un principino. E oggi l'informazione da scampo, visto che tra l'altro è anche un mercato. Perciò la gente lo sa benissimo che per colpa di qualche stronzo che gioca con le carte del mondo, la perdita le pagano i poveracci. E questa stessa gente sa benissimo che questo mondo è scientemente ingiusto perché la giustizia costerebbe troppo. I diritti degli anziani ad esempio, sono costosi a tal punto che qualche bontempone dell'FMI se n’è uscito giorni fa che è un problema che la vita si stia allungando, perciò sarebbe il caso, giunti ad una certa età, munirsi di kit per il suicidio per far piacere a questi quattro cazzoni. Che spettacolo! Ela cosa è diventata talmente sfacciata, che non mi meraviglierei se qualcuno cominci ad uscire da casa col fucile a pompa. Ma senza arrivare a certi estremi, visto che le armi tra l'altro costano molto, sarebbe molto simpatico, alla stregua degli Ultra's genoani, recarsi davanti a Montecitorio e invitare lor signori a togliersi giacca, cravatta e camicia, e magari restituirci quelle mutande che col tempo c’hanno abilmente sfilato. Ales è ancora avvelenato, e questa cosa non gliela dico, far togliere i vestiti a Testa-a-Pera può essere un'esperienza ributtante per il mondo intero.

